USA: “DIMMI DOVE SCRIVI E
​TI DIRO’ CHI SEI”
Per entrante negli Stati Uniti devi dichiarare i tuoi account Social.


Il 2017 non è cominciato nel migliore dei modi per gli amanti dei viaggi transoceanici, che da quest’anno dovranno fornire ulteriori personali informazioni prima di essere autorizzati a mettere piede in suolo americano.
Il governo degli U.S.A. ha infatti deciso di chiedere a tutti i visitatori i loro account social, al momento della compilazione dell’ESTA, cioè la richiesta di autorizzazione al viaggio.
L’ESTA è un modulo che permette, attraverso il programma di esenzione dal visto, ai cittadini di 38 paesi, tra cui l’Italia, di viaggiare e rimanere negli Stati Uniti per un massimo di 90 giorni senza visto. Tale formulario online, già obbligatorio dal 2009, ha la funzione di consentire alle autorità americane di fare un controllo preventivo sulle persone decise a entrare nel Paese, aumentando così i controlli e la sicurezza.
Dal 19 dicembre 2016 il modulo ESTA include anche la voce SOCIAL in cui è richiesto di inserire “volontariamente” tutte le informazioni riguardo alla propria presenza online, specificando quali siano gli account, gli username e i siti in cui si scrive.
I social network interessati sono quelli più conosciuti e diffusi quali Facebook, Instagram, Twitter, LinkedIn, Google+, Youtube. Ma non sono esclusi dal mirino delle autorità di controllo statunitensi anche Flickr, Tumblr, ASKfm, GitHub, JustPaste.it, Vine, VKontakte.

​Non c’è dubbio sul fatto che lo scopo di tale manovra sia stato quello di aumentare ulteriormente il livello di sicurezza per cittadini americani e per i turisti, limitando il pericolo di criminalità e potenziali minacce terroristiche.
​Non è una novità infatti che i social siano frequentemente utilizzati come strumenti di propaganda e di aggregazione per chi condivide gli stessi ideali, sia positivi sia negativi, e per tale ragione costituiscano uno dei principali strumenti di analisi e di investigazione per gli enti di sicurezza nazionali.
Così facendo gli U.S.A. potranno ispezionare tutti i dati pubblici dei vari account di chiunque chieda di poter entrare nel Paese, alla ricerca di notizie sulle proprie intenzioni, preferenze, amici, credenze religiose e politiche, negando l’ingresso a tutti coloro che abbiano legami con gruppi terroristici o ne manifestino gli ideali.
Tale decisione tuttavia non è stata accolta con favore anzi, numerose polemiche hanno subito messo in luce le evidenti criticità.
​Prima tra tutte la configurazione di un abuso di potere che lede la privacy dei viaggiatori, i quali vedono così minacciata la propria libertà di espressione. Anche Michael W. Macleod-Ball, capo di Stato maggiore per ufficio di Washington Civil Liberties Union americano, ha evidenziato le gravi lacune di questa procedura, dichiarando che “ci sono poche regole su come le informazioni vengono raccolte, conservate, e trasmesse ad altre agenzie, e non ci sono linee guida su come limitare l’uso da parte del governo di tali informazioni“.
L’unica cosa per ora certa è che i dati volontariamente comunicati nella compilazione del modulo ESTA, saranno conservati da un minimo di 3 anni, ad un massimo di 75 anni, nei casi più estremi e se motivati da esigenze investigative.
Per il momento la scelta di consegnare tali informazioni resta facoltativa, ma non è trasparente quali siano i criteri con cui si deciderà se lasciare entrare o meno negli Stati Uniti e neppure se l’opzione di non fornire i propri dati social possa influire in qualche modo in tale decisione.