LE 5 PROFESSIONI CHE PRESTO SARANNO SOSTITUITE DAI ROBOT

Che i robot stiano pian piano sostituendo l’uomo in molte delle occupazioni più tradizionali non è una novità. Ma se fino ad oggi consideravamo automatizzabili solamente alcuni lavori routinari in industrie e fabbriche, da una ricerca dell’Università di Oxford sembrerebbe che non sia più così.
In base a questo studio americano infatti, il 47 per cento dei posti di lavoro degli Stati Uniti potrebbe essere automatizzato entro i prossimi due decenni, sia mediante software che con robot fisici.
I risultati della ricerca si riferiscono al mercato del lavoro statunitense; ma possono essere estesi, a livello generale, alle economie avanzate di tutto il mondo, Europa compresa.
Sulla base di questi dati, Shelly Palmer, uno dei dieci più influenti consulenti tecnologici a livello globale, è intervenuto per illustrare quali saranno i primi cinque lavori di cui i robot si impossesseranno.

1)​ MIDDLE MANAGEMENT

A loro rivolge un invito: «Se il vostro lavoro consiste principalmente nel prendere un numero da una casella di Excel e metterlo in un’altra casella di Excel per poi spiegare come il numero si è spostato da un posto all’ altro, i robot stanno bussando alla vostra porta. Qualsiasi lavoro dove viene applicata la vostra conoscenza “speciale e unica” sta per essere sostituito. State pronti!».

2) VENDITORI


Al secondo posto dell’inquietante classifica si trovano i venditori tra cui possono essere annoverati tutti i commessi, negozianti, addetti alle vendite, ma anche tutte le professioni affini come quella di cameriere o barista.
Supermercati e catene di fast food si sono già mossi in questa direzione, posizionando all’interno dei locali casse automatiche e dispositivi con cui i clienti possono ordinare i pasti, i quali vanno a sostituire i cassieri e i camerieri
Per usare le parole di Palmer rivolte a queste categorie a rischio, «A meno che non vendiate sogni o magia, preparatevi a trovare un altro impiego!».

3) ​REPORTER, GIORNALISTI, AUTORI E PRESENTATORI​


​A quanto pare secondo Palmer neppure le attività cosiddette “intellettuali” rimarranno illese dall’innovazione tecnologica, infatti il terzo settore condannato all’automazione sarà quello degli scrittori e giornalisti che saranno sostituiti da algoritmi intelligenti che selezionano ed elaborano notizie sulla base di dati che vengono loro forniti.

​​4) CONTABILI e AMMINISTRATIVI​

​Al quarto posto compaiono poi i contabili, e di conseguenza tutti coloro che si occupano di amministrazione, sia banche così pure negli uffici.
​Le macchine infatti incrociando i numeri contenuti nei vari database, possono dirci esattamente quello che ci serve senza l’ausilio di un essere umano, quindi tutti coloro che lavorano con i numeri, tra cui commercialisti e ragionieri, sembrerebbero avere i giorni contati.

5) ​​MEDICI

Infine al quinto posto tra le professioni su cui si abbatterà la robotizzazione ci sono i medici.
​Da molti anni ormai nelle sale operatorie sono presenti robot chirurgici, tant’è che oggi sarebbe impensabile poterne fare a meno.
​I robot chirurgici infatti possono assicurare interventi più precisi e meno invasivi per i pazienti di quanto potrebbe fare la mano umana.
​Ma il dato più sconcertante è che si stima che l’automazione possa arrivare fino a sostituire il medico. 
​Nel report inoltre non sono presi in considerazione solo gli interventi operatori ma anche tutte le attività di assistenza, esistono infatti robot infermieri, robot che assistono gli anziani nelle case di riposo e pure robot medici di base.

Quello che emerge con chiarezza è che l’attività del lavoratore ha sempre meno incidenza rispetto a quella delle macchine e, in un futuro non tanto remoto, il divario non potrà fare altro che accentuarsi.

​Ma quali saranno le professioni insostituibili?
Seppur vero che i robot possono già sostituire l’uomo in mansioni meccaniche o di routine, dove è sufficiente una componente fisica, e stanno cominciando a sostituirlo in mansioni più complesse, è doveroso ricordarsi che le macchine e i computer sono degli elaboratori, quindi non si potrà mai fare a meno del pensiero creativo che solo un cervello umano può sviluppare.
È così che nella rivoluzione che siamo vivendo sopravvivranno tutte le professioni che richiedono quelle competenze definite cognitive e socio emozionali, che comprendono il pensiero critico, la capacità di risolvere problemi complessi, la creatività e l’attitudine nel comunicare in modo empatico, tutte abilità che nessuna macchina è ancora in grado di sostituire. ​​​​​